#renzieful (episodio 1)

Siamo ad uno dei primi episodi della neonata telenovela che riempirà nei prossimi mesi i salotti televisivi e le prime pagine dei giornali. Lo spettacolo è iniziato in modo triste. Beppe Grillo dopo aver dato picche al Presidente Napolitano aveva manifestato l’intenzione di non presentarsi anche alle consultazioni con il Presidente del Consiglio Incaricato Matteo Renzi. Il rifiuto era motivato dal fatto che Renzi secondo Grillo, ma anche secondo un’ampia parte della base M5S, non è credibile nelle sue promesse spot ed effettivamente, qualche dubbio mi attraversa personalmente. In particolare l’uscita del cronoprogramma da 1 riforma al mese, con un partito e degli alleati che sono gli stessi della settimana scorsa mi ha fatto molto sorridere. Magari qualcuno ci crede.
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Basta averci uno zio

Un paese di diritto o uno stato di favori? Tutti invocano la meritocrazia, ma la realtà attuale è un’altra e nessuno sembra voler cambiare lo status attuale

In un paese come l’italia, allo stato attuale delle cose, la meritocrazia appare solo un miraggio. Uno spot elettorale peraltro ormai senza effetto. Non ci crede più neanche chi lo dice. Ormai il clientelismo, le raccomandazioni ed i favoritismi sono stabilmente fissati nella cultura degli Italiani, al punto tale da distorcere la realtà e far credere che siano cose normali, lecite. Del resto lo fanno tutti. E allora?

Allora si finisce col credere che si può fissare l’esame di guida prima dei normali tempi d’attesa se hai un amico o un parente nell’ufficio della motorizzazione, che puoi fare i prelievi all’ospedale prima se hai un cugino infermiere o che puoi farti togliere la multa per divieto di sosta se hai lo zio prefetto. Uno zio è per sempre e con lo zio giusto tutto è possibile. La carriera è fulminante e la vita e più semplice. Magari con lo zio giusto un domani si può anche finire in televisione a parlare della mancanza di meritocrazia in Italia.
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